Il Castagno nella Storia

La diffusione del castagno consenti' alle popolazioni montane di avere frutti, da consumare freschi o da trasformare per un consumo durante tutto l'anno, e legna da ardere e da usare nella costruzione. La sua coltivazione avviene in fustaie, dove i singoli alberi raggiungono proporzioni monumentali con esemplari secolari che creano un bosco dalle caratteristiche singolari. L'intervento dell'uomo consiste soprattutto in una drastica operazione di sfalcio del sottobosco, a fine primavera-inizio estate, per consentire un'agevole raccolta dei frutti. Le piante coltivate non sono del tutto uguali alla Castanea sativa spontanea nei boschi, che produce pochi frutti e piccoli. Durante i secoli si sono selezionate numerose varietà che hanno portato a frutti di dimensioni diverse o caratteristiche organolettiche particolari. Inoltre si affacciò nel secolo scorso un nemico temibile, giunto dall'America dove aveva già sterminato Castanea dentata: il cancro corticale. Tale patologia è causata dall'infestazione di un fungo, Endothia parasitica, che provoca il deperimento della pianta. A tale pericolo sembrano reagire meglio le specie asiatiche da cui si sono ottenuti ibridi resistenti alle patologie.
 

Caratteristiche botaniche

Il castagno europeo è una pianta assai longeva, che può raggiungere i 1000 anni di età come il castagno detto dei Centovalli sull'Etna, che la leggenda vuole riparasse dall'uragano la regina Giovanna d'Aragona e il suo seguito: esso misura 53 metri di circonferenza e gli si attribuisce una età di circa 4000 anni. L'albero adulto ha una chioma ampia e rotondeggiante, è alto in media 15-20 m., ma può arrivare fino a 30-35 m. e ad una circonferenza di 6-8 m. Il fusto, tozzo ed eretto, ha ramificazioni che si dipartono ad altezze modeste. La corteccia nei rami giovani è liscia, di colore variabile dal grigio chiaro all'ocra. Le lenticelle hanno forma di pustolette tonde e biancastre. Le foglie sono coriacee, ellittico-lanceolate, dal margine generalmente seghettato e con l'apice acuminato. La parte superiore è di colore verde intenso, lucente, quella inferiore è più chiara. La lunghezza media delle foglie è di 12-20 cm, la larghezza varia da 3 a 6 cm. La emissione delle foglie avviene in aprile/maggio. Le gemme sono lisce, corte e tozze, di colore generalmente bruno rossiccio. La schiusura delle gemme avviene tra la metà di marzo e la metà di aprile, a seconda delle zone e delle varietà. Per quanto riguarda l'apparato radicale, questo è dapprima fittonante, poi espanso e molto ramificato, ma superficiale. Analogamente a molte altre specie forestali anche il castagno presenta il fenomeno della micorrizia (il micelio di un fungo vive in simbiosi con le radici o i rizomi di una pianta arborea o erbacea, che riceve dal fungo acqua e sali assorbiti dal terreno, cedendo a sua volta i carboidrati da essa elaborati).
Il castagno europeo è una specie monoica dai fiori unisessuali. I fiori maschili sono riuniti in glomeruli, ubicati su amenti lunghi 10-30 cm., dal portamento variante dal pendulo all'eretto. Le infiorescenze femminili si trovano alla base degli amenti situati all'ascella delle foglie superiori. Ogni infiorescenza femminile contiene di solito 3 fiori, protetti da un involucro, detto cupula, da cui fuoriescono gli stili. La cupula si evolverà in riccio, mentre i fiori, una volta allegati, si trasformeranno in castagne, botanicamente classificati come acheni. Raramente tutti i fiori di una cupula allegano, per cui il numero di frutti contenuti in un riccio varia normalmente da 1 a 3, in funzione della cultivar e dell'andamento stagionale. Si trovano quindi anche frutti abortiti, chiamati guscioni o vuoti. Ogni frutto è rivestito da un pericarpo liscio e coriaceo, il cui colore varia dal marrone chiaro al bruno scuro. All'interno del frutto, protetto da una pellicola rosata (episperma), si trova la parte edule: il seme. Entro uno stesso frutto possono alloggiare anche 2-3 semi, ognuno racchiuso nel proprio episperma. I frutti, del peso da 8 a 20 gr, si possono distinguere in: marroni, tendenzialmente più grandi a facce convesse; castagne generalmente a pezzatura più piccola, più dolci. Si mangiano allo stato fresco o secco, crude, bollite, arrostite, e si riducono in farina, con la quale si preparano pietanze e dolciumi. Il castagno da frutto, la cui produzione inizia verso il quarto anno e al decimo può dare 20 Kg per anno, per ettaro in media può produrne una tonnellata fino ad un massimo di due. La castagna ha un alto potere nutritivo, un elevato contenuto di amidi e un discreto valore calorico.

Descrizione del Castagno

Il castagno europeo (Castanea sativa Mill.) appartiene alla famiglia delle Fagaceae, comprendente piante a sviluppo arboreo, monoiche (cioè con fiori maschili e femminili portati sullo stesso individuo anche se separati). Come in tutte le Fagacee, il castagno presenta infiorescenze maschili ad amenti, lunghi fino a 15 cm, composti da fiori molto piccoli, gialli. I fiori femminili sono riuniti a due-tre alla base degli amenti, circondati da un involucro (la cupola) che diventerà poi il riccio, spinosa protezione per i frutti. Mentre per le querce ed il faggio, altre specie della famiglia, l'impollinazione è anemofila - avviene tramite la dispersione del vento - per il castagno essa avviene ad opera di insetti, coleotteri ed api e ciò permette di ricavare il miele di castagno. Ogni riccio contiene generalmente 3 frutti e a maturazione completata si apre liberandoli.
Ogni frutto ha peso e dimensioni variabili a seconda della varietà; il colore può variare nelle screziature, tonalità o striature ma è generalmente marrone. Botanicamente è un achenio (o su alcuni testi "noce"), di forma semisferica o appiattita. Alla base c'è la cicatrice ilare, una "macchia" ellittica chiara, corrispondente alla zona di contatto fra riccio e castagna. All'opposto c'è una punta che termina con quello che era lo stimma del fiore che si conserva anche nel frutto maturo. Le foglie sono lanceolate, dentate, lunghe fino a 15-20 cm. La pianta raggiunge i 30-35 m di altezza e oltre 500 anni d'età. Vi sono casi di piante che hanno superato abbondantemente il millennio.
 

Il Castagno nella Letteratura

Antico è il rapporto delle castagne con la letteratura:
"nessuna città può gareggiare con Napoli nell'arrostire le castagne"
Marziale (40 a.C.)
In un invito a cena:"Se di cenare in casa malinconico ti stringe il cuore, vieni da me a soffrire la fame........ e per finire come leccornie finali ti serviremo dell'uva passita e, dalla dotta Napoli partorite, castagne a lento fuoco abbrustolite"
Marziale (40 a.C.)
"avresti potuto riposare qui questa notte su un verde giaciglio: abbiamo frutta matura, buone castagne e abbondante formaggio..... e già i camignoli delle case fumano di lontano e più grandi scendono le ombre dagli alti monti
Virgilio Eglogae I
"et ella entrò col mosto e con le castagne calde si rappattumò con lui e più volte fece gozzoviglia"
Boccaccio Decamerone p.244
Senofonte, (430 -355 a.C.) definiva il castagno come l'albero del pane
 
Herman Hesse inizia la sua celebre opera Narciso e Boccadoro descrivendo il castagno posto dinanzi il convento di Mariabronn, "un solitario figlio del Sud", un insolito albero per l'Europa Centrale, dove è ambientata la storia. Poco più avanti nella descrizione gli assegna l'attributo di esotico, a ribadire che tale pianta proviene da altre latitudini, altre regioni ma non troppo distanti, poiché il castagno è diffuso nell'Europa mediterranea e si spinge a Nord fino alle Alpi. E' sicuramente tra le piante che caratterizzano in modo più marcato il paesaggio ed entrano nella cultura delle regioni che circondano il Mare nostrum, insieme all'olivo e alla vite. Ma al contrario di queste due, valorizzate e in forte espansione, la coltivazione e l'importanza del castagno è andata progressivamente decadendo negli ultimi decenni. Tuttavia in molte aree è ancora oggi importante per l'economia delle popolazioni montane e negli ultimi anni sta tornando a riscuotere interesse. Si parla sovente del castagno come "albero del pane" intorno al quale si sviluppò una vera e propria "civiltà del castagno". Numerosissimi in Italia sono i toponimi che lo ricordano (Castagneto Po, presso Torino; Castagneto Carducci, in Toscana) e molte le leggende che lo vedono protagonista. La sua collocazione in un orizzonte ben determinato dal punto di vista climatico permette di definire tale orizzonte "Castanetum", sovrapposto al "Lauretum" del termofilo Alloro (Laurus nobilis) e sottostante il "Fagetum" delle foreste montane di Faggio (Fagus sylvatica).

Le castagne nel mondo

L'areale attuale di diffusione del castagno europeo è incentrato sull'europa Sud-Orientale. A Nord lambisce appena la Svizzera, a sud è presente in Africa sull'Atlante mentre ad Est è coltivato in Turchia (il terzo paese produttore di castagne del mondo). In altri continenti boreali, si trovano altre specie del genere: Castanea crenata, giapponese, e Castanea mollissima della Cina mentre Castanea dentata è presente nel continente Nord Americano. Sull'indigenato del castagno in Italia non tutti sono concordi, diversi sono gli autori che lo ritengono originario dei Balcani e importato in Italia in epoca Romana o pre-romana. Sicuramente era presente in Europa Centrale prima che le glaciazioni pleistoceniche lo spingessero nelle estreme regioni meridionali. Anche in Italia potrebbe avere trovato rifugio nelle estremità della Penisola. Indubbia è la massiccia diffusione, per la coltivazione sistematica, operata già in epoca romana.
 
 
 
 
Nella penisola italiana vegeta spontaneamente in boschi misti di latifoglie, in una fascia compresa generalmente tra i 200 e i 1300 metri. Anche le coltivazioni sono comprese in questa fascia che raggiunge il massimo altitudinale nelle regioni calde, come in Sicilia. Più spesso però nella parte bassa della fascia, tra i 200 ed i 500-600 metri al castagno si preferiscono altre coltivazioni, ad esempio l'olivo o la vite. Tuttavia rispetto all'olivo il castagno predilige esposizioni a N e NE, essendo una specie mesofila. Ciò vuol dire che le precipitazioni devono essere di entità discreta (superiori a 600 mm annui), con estati non troppo asciutte. La maggiore esigenza riguarda il suolo, mai calcareo, acido o subacido, meglio se sabbioso per evitare ristagni di acqua. Non è un caso allora che le regioni dove la castanicoltura è più sviluppata siano quelle in cui troviamo suoli acidi, sviluppati su rilievi vulcanici e massicci cristallini. Oltre il 50% della produzione mondiale di castagne è in Italia e di questa oltre il 50% in Campania la quota rimanente è prodotta tra Lazio, Toscana, Piemonte e Calabria.
 
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